Storytelling d’impresa: recensione del libro di A. Fontana

In questo manuale di 274 pagine l'autore Andrea Fontana ci mostra in maniera approfondita le profondissime radici del mondo dello storytelling, facendo chiarezza sulle definizioni e adottando un metodo accademico, per riconoscere alla materia lo spessore che merita. 

Perché dedicarsi allo storytelling?

1) Leggere la realtà; 2) lavorare sull'identità; 3) capire e gestire i consumi; 4) espandere le relazioni; 5) creare capitale narrativo e fare valore.
Storytelling d'impresa: copertina libro di Fontana

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Storytelling è un termine di moda, ma difficilmente traducibile, se non in modo improprio, con il "raccontare storie". 

Fare storytelling significa comunicare attraverso racconti.

Altra precisazione riguarda il termine "impresa". Fontana ci ricorda che: 

lo storytelling è sempre uno storytelling d'impresa, perché in ogni gesto narrativo ci sarà sempre un'impresa da raccontare e su cui chiamare a raccolta animi e comunità.

Quindi non va confuso con lo storytelling d'azienda.

Inoltre, se è vero che tutte le storie sono importanti, non tutti i racconti di vita, prodotto, marca sono interessanti.
Ciò che conta davvero è che durante la narrazione personale tu racconti i bisogni, le paure, i sogni del tuo pubblico.
Per riuscirci bisogna conoscere la propria audience molto a fondo (il capitolo 12 è interamente dedicato a "leggere il lettore", con i rudimenti di investigazione biografica e le macrocategorie dei bio-miti, da quello della "salvezza", a quello della "cura", per arrivare a quello della "forza" passando per il mito dell'"evasione"). 

Considerazioni personali

Questo libro è forse l'unico che può fregiarsi senza troppe remore dell'appellativo ambizioso "guida definitiva"

L'autore compie una disamina completa al minimo dettaglio, per sfatare il mito che un hashtag e qualche immagine possano passare come #storytelling.

Il modello dello storytelling nelle organizzazioni richiede una certa dose di "ingegneria", oltre che una porzione di "poesia". Parliamo di un lavoro altamente professionale, che richiede professionisti in grado di maneggiare a fondo la materia, senza improvvisare. 

Forse è proprio l'attenzione all'importanza di questo argomento che rende "Storytelling d'impresa" un manuale accademico, piuttosto impegnativo e certamente non entusiasmante. Fontana si serve di una marea di punti elenco lunghissimi che scoraggiano molto la lettura.

Solo verso la fine del libro lascia spazio a casi di studio e analisi di pubblicità reali, sollevando un po' l'interesse e riportando la teoria al servizio della pratica.

In particolare ci ricorda che:

Lo storytelling d'impresa si può fare da soli. Tuttavia, più la complessità del mio compito narrativo sarà grande più probabilmente sarò chiamato a collaborare con altri esperti o professionisti del racconto che possano creare il risultato atteso.

In particolare le professionalità coinvolte possono essere:

  1. Lo storytelling strategist: si preoccupa dei lettori e della coerenza tra il loro racconto e quello dell'organizzazione.
  2. Il content storyteller: si occupa della story, di scrivere e creare a "sceneggiatura madre". 
  3. Il visual storyteller si cura dell'immaginario visivo, del set e della "parte di mondo" da mettere in sicurezza.
  4. Il media narrative designer si impegna per definire il corretto show e gli efficaci strumenti (storyteller) con i quali potrà essere proposta un'esperienza narrativa.

Per concludere abbiamo a che fare con un libro (così come l'argomento) non alla portata di tutti, ma solo per chi veramente vuole approfondire la materia e arrivarne con passione al suo cuore pulsante.

Siete storyteller con il compito di dare senso alla realtà e di trovare un destino che valga la pena di essere vissuto. Solo così la storia ricomincia e torna.
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About the Author Matteo Landi

Esploratore convinto di percorsi di significazione e conversione. Ama creare Valore per l'utente finale. Web marketer, umile operatore del web e appassionato curioso di funnel altrui.

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