Story: recensione del libro di McKee

Story: copertina del libro di McKee

More...

Una “buona storia” vuol dire una cosa che vale la pena di essere narrata e che il mondo vuole ascoltare.

Questa la premessa di uno dei libri di sceneggiatura per il cinema più famosi al mondo, ovvero Story - Contenuti, struttura, stile - principi per la sceneggiatura e per l'arte di scrivere storie.

Un tomo da 430 pagine scritto da uno dei formatori "sforna talenti" della storia del cinema Hollywoodiano e non solo.

Non c'entra molto con il copywriting a risposta diretta, ma per ideare storie di successo offre spunti molto preziosi. Vediamo un po' cosa mi ha colpito in particolare.

Gli elementi della storia

Ogni storia che si rispetti si fonda su mattoni imprescindibili.
Dalla struttura all'atto, passando per i valori, i beat e le sequenze.
Il disegno CLASSICO è quello principale: il protagonista attivo, per soddisfare il proprio desiderio lotta contro forze antagoniste, principalmente esterne, in una continuità temporale all’interno di una realtà immaginaria coerente e unita da nessi causali, fino a un finale chiuso costituito da un cambiamento assoluto e irreversibile. 

Struttura e ambientazione: la chiave contro le banalità

Una cosa che succede spesso è di leggere storie scontate, banali, che non riescono a coinvolgere il lettore. Perché succede?
Per McKee la fonte di tutti i cliché è una soltanto: lo scrittore non conosce il mondo della sua storia.
Come battere i cliché? Con la RICERCA.
Dedica tempo e sforzo per acquisire conoscenze.
Ecco 3 metodi specifici: 

  1. Ricerca di memoria (la tua esperienza personale)
  2. Ricerca di immaginazione (mettiti nei panni del personaggio e immagina come vivrebbe)
  3. Ricerca di fatti (approfondisci l’argomento di cui tratti)

Struttura e personaggio

Ecco un passaggio chiave che mi è piaciuto tantissimo:

Il VERO personaggio si rivela attraverso le scelte che un essere umano compie sotto pressione: maggiore è la pressione, maggiore sarà la rivelazione e maggiore la fedeltà delle scelte alla vera natura del personaggio.

La RIVELAZIONE del personaggio contraddice la caratterizzazione ed è fondamentale in ogni buona narrazione. Ciò che sembra non è ciò che è.

ARCO DEL PERSONAGGIO
Le sceneggiature migliori ribaltano e modificano la natura interiore del personaggio, in meglio o in peggio, nel corso della narrazione.
Il primo comandamento di ogni arte temporale: Salva il meglio per il finale.
Il 75% di sforzo per il disegno della storia va nella creazione del climax dell’ultimo atto.
Hai presente le serie tv odierne?
Alcune sono un fantastico crescendo fino all'ultimo atto, perché seguono alla perfezione questo consiglio.

I principi del disegno della storia

La storia non è degna di essere raccontata se, dopo aver fallito, il protagonista torna alla situazione di partenza.
Ci appassioniamo al massimo quando la missione del protagonista esige il massimo rischio: libertà, vita, anima.
Braveheart ne è un esempio chiaro.

L'incidente scatenante

La storia è un disegno costituito da 5 parti:

  1. L’incidente scatenante
  2. Complicazioni progressive
  3. Crisi 
  4. Climax
  5. Risoluzione

Nulla progredisce se non attraverso il CONFLITTO.
L’OBIETTIVO è creare un disegno in cui ogni scena crei un punto di svolta anche piccolo, moderato o importante.
Un punto di svolta efficace si base sul dilemma della scelta, che si verifica in due situazioni:

  1. Scelta tra due beni inconciliabili (le circostanze obbligano il protagonista a scegliere solo 1 dei due beni che vorrebbe)
  2. Scelta tra il minore dei due mali (non vuole nessuna delle due cose, ma è obbligato a sceglierne una)

Analisi della scena

Nulla è ciò che sembra.
Devi scrivere conscio che esistono due livelli almeno (sensoriale e interiore conscio/inconscio).
Detto Hollywoodiano:

Se una scena tratta di ciò che tratta, sei nella merda.

Crisi, climax, risoluzione

La crisi deve essere un vero dilemma.
Il dilemma va affrontato dal protagonista quando si trova faccia a faccia con le forze antagoniste più concentrate e potenti della sua vita e deve prendere la decisione di agire in un certo modo, compiendo l’ultimo sforzo per conseguire il suo oggetto di desiderio.
Il CLIMAX è una rivoluzione in termini di valori da positivo a negativo (o viceversa), che risulta essere assoluto e non reversibile. È il significato di quel cambiamento che tocca il cuore del pubblico.
RISOLUZIONE: tutto il materiale rimasto dopo il climax.

Lo scrittore al lavoro

La prima stesura di qualsiasi cosa è merda (Hemingway)

L'esposizione

L’esposizione va mostrata, non raccontata, dunque messa in scena.

Ha due scopi: 

  1. Primario: Portare avanti il conflitto immediato
  2. Secondario: Fornire informazioni

Gli elementi fondamentali dell’esposizione? I SEGRETI.
Le verità che i personaggi non vogliono che vengano rivelate.

Personaggio

Questa è una delle parti che ho preferito. 
Si trovano analogie con le storie narrate al cinema ovunque.
La chiave per conoscere il personaggio vero è il desiderio.
Cosa desidera, non solo consciamente, ma anche inconsciamente?
Dietro il desiderio c’è la motivazione.
Perché vuole ciò che vuole?
Non ridurre il personaggio a un “caso clinico” (es. episodio di abuso infantile), in realtà non esistono spiegazioni definitive per il comportamento di una persona.
Ecco perché secondo me il personaggio del Joker di Todd Phillips, nonostante la magistrale interpretazione di Joaquin Phoenix, perde un po' della follia irrazionale dell'originale.

Un protagonista è memorabile quando è multidimensionale.
Dimensione del personaggio significa contraddizione: all’interno del personaggio profondo (un’ambizione percorsa da sensi di colpa) o fra la caratterizzazione e il personaggio profondo (un ladro affascinante).
Queste contraddizioni devono essere costanti.
Non aggiunge dimensioni il fatto di mostrare un tipo gentile e poi fargli prendere a calci un gatto in un’unica scena.
Le contraddizioni inchiodano la concentrazione del pubblico.

Quindi il protagonista deve essere il personaggio a più dimensioni di tutto il cast per attrarre empatia sul ruolo principale.
Se ciò non accade si decentrerà il fulcro del bene, l’universo immaginario si disperderà e il pubblico perderà equilibrio (es: Blade Runner: il pubblico è stato attratto dalla maggiore dimensionalità del replicante Roy Batty (Rutger Hauer), si è creata una confusione emozionale e un film scritto per essere un enorme successo fa flop al botteghino e diventa un cult movie).

Il metodo dello sceneggiatore

La differenza tra chi ha successo e chi continua fra gli stenti?
La Metodologia di lavoro: dall’interno verso l’esterno (ok) piuttosto che dall’esterno verso l’interno.
Se ci vogliono sei mesi per la sceneggiatura, 4 vanno impiegati per scrivere su mucchietti di cartoncini: ogni mucchietto è un atto. Su questi cartoncini crei la scaletta della storia.
Lo fai per 1 motivo fondamentale: distruggere il tuo lavoro.
Nell’estrazione della gemma perfetta devi produrre molto più lavoro per poi selezionare la soluzione migliore.
Nel frattempo riempi un classificatore con biografie, annotazioni tematiche, il tuo mondo immaginario e le vicende storiche, immagini, frammenti di vocabolario e idioma. Quando scopri il climax, puoi rielaborare il tutto.
Scrivi la SCENEGGIATURA: converti le descrizioni del trattamento in descrizioni per lo schermo, aggiungi il dialogo.

DISSOLVENZA IN CHIUSURA

Mentre procedi alla ricerca di storie belle e significative studia in modo riflessivo, ma scrivi audacemente. Allora, come l’eroe della favola, la tua danza sorprenderà il mondo.

C'è altro da aggiungere?
Se ami il cinema e la scrittura non puoi perderlo.

Altrimenti lascia stare.
Non è una lettura leggera.

About the Author Matteo Landi

Esploratore convinto di percorsi di significazione e conversione. Ama dipingere immagini forti battendo le dita sulla tastiera del Mac. Umile scribacchino del web con la fissa per la formazione, quella che non finisce mai.

follow me on:

Leave a Comment:

Loading Facebook Comments ...