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Seo Semantica Orrore

La SEO semantica e l’Orrore generalizzato

Scritto da matteo on . Postato in Web Agency

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Seo Semantica Orrore

Ecco che ci risiamo. La SEO semantica torna a far discutere.

Due anni dopo il pasticciaccio brutto della SEO semantica rieccomi ad assistere a schermaglie generate da questo accostamento abominevole di termini (SEO+Semantica).

Tutto inizia dal video di uno dei divulgatori SEO italiani migliori, ovvero Giorgio Taverniti, dal titolo “Semaforo Yoast? Seo semantica? Boiate SEO!”:

Fantastica la presa di posizione netta per sfanculare il semaforo di Yoast, è decisamente fuorviante, soprattutto per i tanti clienti che si cimentano a scrivere sul blog e s’intristiscono col semaforo rosso.

Però inserire nel tritacarte anche la SEO semantica mi sembra un po’ banale a primo ascolto, visti gli ampi dibattiti avuti in questo ambito, soprattutto con Giorgio co-protagonista. Decido di approfondire e scrivo un mio commento al video su Google+.

Gli dico che sono d’accordo sul considerare scorretto il termine SEO semantica. Ma non vogliamo salvare nulla di quello che porta con sé questo termine? Non sarebbe stato completo a livello informativo spendere due secondi dicendo che qualcosa c’è di interessante, prima di dire cosa fa orrore?

Avevo seguito con interesse il dibattito complesso di due anni fa, evoluto poi in tanti altri piccoli momenti di scontro, e ritenevo troppo banale liquidarla così.

Francesco Margherita ha avuto la sana follia di creare i suoi casi di studio sulla semantica applicata alla SEO e in molti hanno provato a replicarne le metodiche. Con risultati pietosi, come spesso capita quando si vuole replicare senza avere compreso. Ma questo significa poco o nulla per me.

Non per Giorgio, che in merito mi risponde con una precisazione doverosa, ovvero che il suo attacco è rivolto solo

Contro chi prova ad associare concetti nuovi con frasi pescate qua e la spammando forum e blog. La biowashball della SEO. E sul termine SEO Semantica, che è una minchiata.

Sono d’accordo, si tratta dello stesso livello di orrore generato dai sistemi automatici di generazione dei contenuti, dai PBN alimentati solo come fucine di link, dallo spam nei commenti, dalla keyword stuffing e via dicendo, tutte cose che rientrano (o rientravano) nel modus operandi di tanti operatori del web marketing.

Il ruolo di Giorgio nel combattere la disinformazione in tutti questi livelli è sempre stato utilissimo: il divulgatore deve educare le masse e dare una base comune sulla quale fare un discorso coerente e sensato, soprattutto con i clienti.

Però il video, senza questo approfondimento, a mio avviso trascina nel calderone anche tutti gli sperimentatori, a partire da Francesco Margherita, che provano a trovare nuove strade di intervento per creare valore condiviso.

Purtroppo, per i pochi che sperimentano in maniera costruttiva esistono molti emulatori, che si cimentano senza pensare al ciarpame che lasciano dietro di loro, perché hanno come unico obiettivo la ricerca di tecniche facili per migliorare il posizionamento di certe parole chiave. La filosofia del tutto e subito, che non fa rima con qualità e approfondimento.

Dire che il termine SEO semantica è una minchiata li smonta? Credo di no. Sono anni che si dice che la keyword density è una cagata pazzesca e ancora c’è gente che ne parla e ne calcola le percentuali.

Forse un video più costruttivo avrebbe potuto coinvolgere Francesco Margherita o chi ha parlato della semantica applicata alla SEO, a evidenziare pro e contro di questo approccio, con casi fuorvianti da mostrare, per evitare che si commettano nuovamente gli stessi errori.

Impensabile invitare i principali interessati nella diatriba per costruire un “internet migliore” (Giorgio dixit)?

Se penso a post recenti sull’argomento potrei citare Wake Up, SEOs – the NEW New Google is Here di Gianluca Fiorelli, che ragiona sulla Semantica e la SEO (certamente contrario al neologismo SEO semantica). Oppure il post di Giulia Bezzi SEO semantica: il segreto dei nuovi algoritmi di Google (sicuramente più vicino al termine orrorifico).

A volte i nomi che diamo alle cose creano fraintendimenti, ma se stiamo concentrati solo sulla definizione o sui problemi che ne possono conseguire, si rischia di oscurare quanto di buono possa esserci dietro questi approcci.

Il settore è malato… quindi?

Trova informazioni utili e di valore: questa frase è la base di tutto, che non viene colta perché costa tempo e fatica, perché alcuni clienti vogliono tutto e subito.

Ma alla fine di chi è la colpa se assecondiamo il cliente pur sapendo che ha richieste assurde e la sua ideologia sulla materia SEO sarebbe da riplasmare completamente?

Va bene, ci saranno pure agenzie senza scrupoli che rovinano la piazza con proposte SEO indecenti (che poi si rivelano essere un semplice plugin o dei link nel footer), ma quindi non possiamo farci nulla perché la competizione è sleale?

A che serve lamentarsi muovendo, per esempio, una Piccola critica al settore SEO e web marketing italiano? Soprattutto se ti chiami Davide Pozzi rischi di fare più male che bene, in particolare a chi cerca notizie sul mondo SEO e relative consulenze. Sia chiaro, la qualità del Tagliaerbe non si discute, se sei bravo capisco che vedere certe cose ti faccia scendere i maroni sotto i piedi.

Però coraggio ragazzi, credo sia meglio buttarla sull’ironia come fa Bortolotti sui SEO-Fenomeni. Come riconoscerli e, possibilmente, evitarli. Prendere a schiaffoni una piccola schiera secondo me è stimolante, esprimere frustrazione generalizzata diventa scoraggiante per chi ti considera una guida.

Se c’è una cosa che non vorrei diventare è l’umarell al bar, che non vede l’ora di trovare un gancio per sputare sentenze su quanto faccia schifo il mondo.

Io credo nel rimboccarsi le maniche, nell’avere idee interessanti per differenziarsi, nel fare rete con chi stimiamo e sappiamo può portare un contributo sostanziale al nostro settore. Nessuno ha detto che è facile, nessuno ha detto che è obbligatorio.

Verso proposte per una rete migliore

Tutti i personaggi SEO citati sopra hanno più esperienza e successo di me in questo campo e mi forniscono da anni spunti sui quali riflettere. Avere dei punti di riferimento è giusto, ricordare che sono essere umani come noi, pure. Sperare che collaborino in maniera più costruttiva per una rete migliore è condivisibile, credo.

Dopo due anni il pasticciaccio della SEO semantica sono solo un po’ più consapevole del mondo SEO e un po’ dispiaciuto per l’atteggiamento di chi potrebbe (e qui esprimo il mio personale desiderio), privilegiare la via della divulgazione costruttiva, più che di quella distruttiva.

NOTA BENE:

Quando ho scritto la frase sopra pensavo in generale alla figura del mio divulgatore ideale, non stavo criticando qualcuno. Ma l’osservazione di Giorgio Taverniti in questa discussione fiume su Google plus mi ha fatto capire che devo dare precisazioni aggiuntive su di lui e Davide Pozzi, che ho citato oggi.

Non mi sono messo a buttare il tempo per mettere in discussione il lavoro passato o futuro di questi “mostri sacri della SEO”, che sono stati e rimangono tra i migliori punti di riferimento per me in questo settore. Ma proprio perché tali, nelle particolari occasioni citate qui, ho percepito qualcosa che, a parer mio, poteva essere detto in maniera più costruttiva.

Così, come quando un tuo amico ne spara una che non condividi non stai lì e abbozzi, ma gli chiedi:

Perché in questa circostanza hai detto così? Non ci sei andato giù troppo peso? Mi fai capire cosa ti ha spinto a queste affermazioni?.

Queste domande dovrebbero minare la stima o il rispetto reciproci? Per me no. Le risposte che ne derivano, al contrario, fanno certamente capire qualcosa di più sul tipo di persona con la quale hai che fare.

PSSST:
Ora mi rivolgo a te che magari provi a usare le co-citazioni, le co-occorrenze e il Topic-N senza sapere bene perché. Fermati. Pensa a quello che stai scrivendo. Rifletti. Per chi lo stai scrivendo? I tuoi commenti su Forum e blog hanno senso? Possono servire a qualcuno? Questo qualcuno ha un volto, un nome, un’età, dei desideri e delle aspirazioni? Quali sono le intenzioni che guidano la sua ricerca sulla keyword che vorresti posizionare con le tue metodologie preconfezionate? Scrivi in modo diretto quello che ti piacerebbe sapere, fai anche nomi e cognomi quando puoi.
Coinvolgi chi ritieni possa dare un contributo di valore al tuo pubblico nel tuo settore.

Dai pure spazio alla sperimentazione, ma senza dimenticare il buon senso… e il rispetto per gli altri, anche se sono su piazze virtuali.

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Commenti (9)

    • matteo

      |

      Grazie mille Francesco, mi piace imparare da chi considero i migliori (sui tag mi hai illuminato). Ecco perché a volte rimango un po’ stupito quando credo si potrebbe generare tanto valore in più con un piccolo sforzo, che però si decide di non fare. Mi sfugge qualcosa evidentemente 😉

      Rispondi

  • rosario

    |

    Quando il valore dei contenuti sarà indipendente dal modo di presentarli o formattarli secondo questa o quella teoria SEO, allora, e solo allora, la rete sarà migliore e in tanti finiranno di blaterare e riempire il WEB di fuffa, semantica o sintattica che sia.

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  • Emanuele

    |

    Nella discussione mi piacerebbe avere qualche parere anche su Tool un pò più evoluti di yoast… per esempio io personalmente NON ho mai capito l’utilità in SEM Rush di dare le “Idee Semantiche” giustificandole così: Il contenuto della tua pagina non dovrebbe solo concentrarsi sulle tue keyword….
    Arricchire la tua pagina con termini correlati alla tua keyword target ti consente di aumentare il livello di pertinenza della tua pagina per i motori di ricerca e di influenzare positivamente i suoi ranking.”. Se un tool affermato come Sem Rush praticamente ti suggerisce termini da buttare a casaccio negli articoli è normale che chi lo usa sia portato a credere che questa cosa possa funzionare …

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    • matteo

      |

      Ciao Emanuele, grazie del commento.
      Concordo che la spiegazione di Semrush non sia proprio esplicativa, ma rimane pur sempre uno strumento, che come tale va trattato con cautela e consapevolezza. Anche Seozoom ha funzionalità molto approfondite sulle chiavi correlate o sulle “entità che potrebbero portare più traffico al tuo sito”. Sono mezzi utili, ma pur sempre accessori volti a velocizzare ricerche guidate dal nostro cervello. Difficile che un tool possa farti diventare un SEO migliore 😉

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  • Giulia Bezzi

    |

    Matteo è meraviglioso questo articolo…ci sono due concetti:
    – Io credo nel rimboccarsi le maniche, nell’avere idee interessanti per differenziarsi, nel fare rete con chi stimiamo e sappiamo può portare un contributo sostanziale al nostro settore. Nessuno ha detto che è facile, nessuno ha detto che è obbligatorio.
    -Tutti i personaggi SEO citati sopra hanno più esperienza e successo di me in questo campo e mi forniscono da anni spunti sui quali riflettere. Avere dei punti di riferimento è giusto, ricordare che sono essere umani come noi, pure. Sperare che collaborino in maniera più costruttiva per una rete migliore è condivisibile, credo.

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  • Ivano Di Biasi

    |

    Guarda, il problema non è se la SEO Semantica esista o meno ma l’efficacia nel caso esistesse davvero.
    Lavorare sulla keyword e sulla singola pagina lascia il tempo che trova, i risultati non saranno mai soddisfacenti a tal punto da cambiare la vita ad un sito web. Per lavorare su tutte le pagine di un sito ci vogliono anni.
    Ad ogni modo, ogni mese, mi arrivano nuovi clienti dicendo di aver provato “l’esperienza ascetica della SEO Semantica” e di non aver ottenuto nulla. Ormai è un flusso continuo di clienti che hanno preso il cosiddetto “pacco” dai Wanna Marchi della SEO

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    • matteo

      |

      Ciao Ivano, che bello poter rispondere a un tuo commento, grazie!
      L’offerta dell’elisir di lunga vita è storia vecchia e non credo cambierà, ma rappresenta a mio avviso solo l’aspetto più triste di chi strumentalizza slogan riconoscibili ma fuffosi, per un guadagno meramente personale. Sono d’accordo se diciamo che non si possa vendere un tanto al chilo la “SEO semantica”. Io qui volevo solo non si dimenticasse il valore che può creare, per un sito web che genera contenuti costanti nel tempo, ragionare sugli aspetti semantici e cognitivi alla base dei testi.

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