Google authorship: come e a chi attribuirla

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google-authorship

L’altro giorno mi dannavo cercando di risolvere un problema riguardante l’authorship di un cliente quando ad un certo punto, nella disperazione più totale, mi sono rivolta alla community dei Gplussers per cercare consolazione 🙂

La soluzione del mio problema in realtà era semplicissima, e sarebbe bastato riavviare il cervello e mettere i pezzi uno dietro l’altro.

Come però avviene, o DOVREBBE avvenire nelle migliori communities, la discussione ha preso una piega differente, deviando sul significato dell’attribuzione della paternità di un contenuto ad un’entitá (una pagina aziendale) invece a che a una persona fisica, e i vantaggi/svantaggi di questa operazione.

Indipendentemente da quale sia la soluzione oggettivamente migliore (sempre che ce ne sia una), ti consiglio di andare a leggerti le opinioni che sono state espresse nei commenti a questo post e, se vuoi, di condividere anche la tua!

Non potendo embeddare posts da community, ti regalo uno screenshot con il link
al quale puoi trovare e commentare tutta la discussione

gplussers-community

In ogni caso questa discussione mi ha fatto riflettere sul fatto che forse non mi era ancora ben chiaro in testa il significato di Authorship, Publisher, Author Rank e chi più ne ha più ne metta, e ho deciso di scriverci un post.

Un po’ per usarlo come reminder personale, un po’ per raggruppare e riordinare tutte le idee, un po’ per condividere la mia ritrovata chiarezza con il resto del mondo web!

IL PRESUPPOSTO

Pinguino, Panda o Colibrì… qualsiasi sia l’animale del momento, una cosa è chiara ormai:

“You’re nobody ‘til Google loves you”.

Se non piaci a Google, non andrai lontano.
Google è in grado di giudicare l’autorità di un sito web sulla base di una serie di fattori chiave come il traffico, la qualità dei contenuti, ecc., ma finché non ti vede in faccia, è difficile che ti consideri.

L’AUTHORSHIP

Che cosa è l’Authorship?
E’ una metrica che identifica l’affidabilità della pagina web. Rappresenta l’appartenenza di un contenuto a un’entità, possibilmente un essere umano reale.
Google ti permette infatti di linkare i tuoi contenuti al tuo profilo G+, in modo da poter aggiungere il tuo copyright in calce a tutto ciò che scrivi.

Creare questa connessione tra te e il tuo contenuto aiuta Google a rendere quello stesso contenuto più vero, più affidabile e quindi più “meritevole” di essere visto dai lettori del web, perché quel contenuto è rilevante per la loro specifica query di ricerca.

Quando viene stabilita la tua paternità, Google visualizzerà il tuo faccione, nome e numero di seguaci Google+ accanto all’anteprima del tuo contenuto, e sarai ufficialmente riconosciuto da Google come l’autore di quei testi.

Un esempio del risultato finale:

rich-snippet

IN PRATICA COME SI FA

Collegare il proprio profilo personale ai propri contenuti è abbastanza semplice.
La guida la trovi qui.

In pochi semplici passi devi:
– creare un profilo personale Google+ e inserire nella sezione “link” per quali siti web sei autore;
– assicurarti di avere una foto profilo decente (ricorda, questa è la foto che apparirà nei risultati di ricerca di Google!);
– verificare il tuo indirizzo e-mail su Google+;
– assicurarti che sul blog/sito per il quale scrivi ci sia un sottotitolo con il tuo nome (che deve corrispondere a quello del profilo googleplus);
– verificare che tutto sia andato a buon fine, grazie al tool fornito da Google.

Se ancora hai dei dubbi, le istruzioni ufficiali le trovi qui.

Ti consiglio inoltre di tenere sempre sott’occhio questo post, che contiene un sacco di indicazioni utili e complete.

 

QUALI SONO I BENEFICI

L’attribuzione della paternità dei contenuti su Google ha evidentemente triliardi di benefici, ed è importantissima per aiutare a convertire il traffico verso il tuo sito web o blog.

Il perché te lo spiego in poche parole:

  • è “visual“. Il tuo faccione (o snippet per gli amici) accanto ai tuoi contenuti li fa spiccare rispetto agli altri. La visualizzazione della foto dell’autore richiama l’attenzione verso l’articolo nella pagina dei risultati della ricerca, mentre i contenuti orfani vengono notati meno facilmente;
  • è affidabile. Il fatto che ci sia una persona VISIBILE dietro a un contenuto crea una sorta di legame emotivo con gli utenti che hanno digitato la query di ricerca, e sono più invogliati a cliccare sul tuo testo. Inoltre l’utente ha in un solo colpo d’occhio la possibilità di vedere l’anteprima del tuo articolo e il tuo profilo Google+, dove troverà il numero dei tuoi followers e delle tue visualizzazioni. Insomma, può farsi un’idea di chi sei!
  • è potenziante. L’Author Rank è il “punteggio” che Google dà alla qualità dei contenuti che un autore ha pubblicato. Se un autore pubblica contenuti su un determinato argomento, il suo punteggio (Author Rank) aumenterà e sarà considerato più autorevole per quello specifico argomento, posizionando al meglio le sue pagine web.

CHIUNQUE PUO’ IMPOSTARE L’AUTHORSHIP?

Ecco il nodo della questione.
Tecnicamente sì, è possibile attribuire la paternità dei contenuti sia a pagine aziendali (o locali) che a persone fisiche.
Se però tutti possono impostare la paternità dei contenuti, non tutti avranno invece la possibilità di avere il “rich snippet” (o faccione) applicato ai contenuti.

Google suddivide infatti le paternità in varie classi:

Prima classe: servizio completo, foto, byline (nome / sottotitolo) e numero di seguaci Google+;
Seconda classe: o mezza pensione; byline (nome / sottotitolo) e numero di seguaci Google+, ma niente foto;
Terza classe: nessuna informazione riguardante la paternità visualizzata.

Se vuoi approfondire la questione puoi leggere questo articolo di Mark Traphagen Authorshipocalypse! The Great Google Authorship Purge Has Begun.

CONCLUSIONI

Una volta chiarito perfettamente il concetto, la questione diventa allora come sfruttare le possibilità dell’authorship nel modo corretto.
Certamente, per un’azienda, è importante fornirsi da copywriters autorevoli che scrivano contenuti di qualità e che abbiano un buon seguito sociale, commenti e link, in modo da poter amplificare la voce e l’influenza della propria azienda sul web.

Ma la domanda rimane: meglio metterci la faccia dell’autore, la faccia dell’azienda o la faccia del CEO?

Tu cosa ne pensi?

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About the Author Matteo Landi

Esploratore convinto di percorsi di significazione e conversione. Ama creare Valore per l'utente finale. Web marketer, umile operatore del web e appassionato curioso di funnel altrui.

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1 comment
Tutti i segreti di Google+ says 18/06/2014

[…] Abbiamo visto cosa sono le cerchie, le community, cosa si fa e COSA NON SI FA SU GOOGLEPLUS, abbiamo parlato dell’utilità di GoogleLocal per la Local Seo, e dell’importanza dell’attribuzione dell’Authorship per il ranking dei contenuti. […]

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