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Come monitorare la tua brand reputation online?

Monitoraggio della brand reputation
Avere sotto controllo la reputazione del tuo brand online è fondamentale per capire come vieni percepito dai tuoi potenziali clienti.
Fino a 10 anni fa capire come monitorare la tua brand reputation era molto più semplice. Ad oggi, con l’affermarsi di social media e piattaforme di discussione tematiche il controllo è parecchio più complesso.

Ti stai chiedendo perché devi conoscere la reputazione del tuo brand online? Semplice, perché il tuo brand non è quello dici tu, ma quello che dicono gli altri (cit).
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Link building e analisi dei dati: 2 facce della stessa medaglia

link-building-analisi

Controllare accuratamente i risultati della propria azione di link building è sempre determinante nel mestiere del SEM (Search Engine Marketer) professionista.

Ma la fase di ricerca e analisi dei dati può diventare essa stessa motivo di studio per aprire dibattiti interessanti e coinvolgere la propria comunità di utenti in maniera attiva.

Come? Trasformandola in una link bait di successo…

Analisi dei dati

Stiamo parlando di un’altra link bait innovativa per dare qualità al proprio pubblico di riferimento, fornendo comparazioni e approfondimenti che non tutti possono permettersi.

Personalmente sono rimasto parecchio impressionato dal post di Matthew Woodward
che presenta un’analisi comparativa tra i più famosi backlink checker presenti in circolazione:

  1. Ahrefs
  2. Majestic SEO
  3. Moz
  4. Raven Tools
  5. SEO Spyglass

Il post è limitato all’analisi di tre siti web scelti da lui, dei quali conosce il numero di backlink grazie al Google Webmaster Tool.

Devo dire che per chi come me è interessato all’argomento è stato un vero spasso e uno spunto di crescita personale leggere la bagarre che si è scatenata sulle conclusioni dell’esperimento.

Majestic SEO non ha preso bene i risultati e ha proposto una contro analisi per confutare i risultati di Matthew.
Quest’ultimo a sua volta ha aggiornato l’analisi su un campione di 1 milione di siti confrontando solo Ahrefs (il primo vincitore) e Majestic SEO.

Ahrefs ha vinto ancora e Majestic SEO per voce del suo direttore Dixon Jones alla fine ha scritto un bel post dove cerca di smorzare l’escalation di rabbia sostenendo che il confronto fa sempre del bene alla materia in esame (alla fine sembra rinsavito…).

Anche Viktar Khamianok, CEO di SEO PowerSuite, ha colto l’occasione per ribattere le tesi dell’esperimento – che lo vedeva sempre perdente – con un post sicuramente più elegante.

Insomma, con un lavoro interessante ma nemmeno troppo impegnativo Matthew ha scatenato una discussione molto utile sui principi di ricerca dei backlink e sul funzionamento dei maggiori software in circolazione per questo tipo di Analytics.

Da questo discorso si capisce bene che il grande numero di link raccimolato da Matthew è l’ultimo dei vantaggi che può avere avuto, in confronto con la visibilità e la reputazione guadagnate.

Chiaro che quando ci si lancia in questo genere di link bait è sempre meglio organizzarsi nel migliore dei modi, ma tra il lavoro straordinario e titanico (mi viene in mente quello compiuto da Maurizio Ceravolo sulla classifica per autorevolezza dei 480 profili top italiani di Google+) e quello mediocre, si può dare il proprio contributo in maniera propositiva, magari aprendo la porta a dialoghi interessanti, proprio come ha fatto Matthew.

Survey & Dimensioni

A proposito di approfondimenti e ricerche di mercato, una delle forme più semplici in questo campo è il sondaggio d’opinione.

Puoi usare delle domande specifiche su Facebook per esempio, promuovendole tramite l’advertising, così da raggiungere il numero di risposte che desideri.

Se hai bisogno di una singola risposta a una singola domanda puoi servirti – per i mercati anglofoni – di Google Consumer Surveys. Ne ho già anticipato il funzionamento nel post precedente sulle link bait di “fascia bassa” e purtroppo per il mercato Italia non possiamo usufruirne, ma chi volesse comunque ottenere informazioni dal mercato USA, Canada o UK è una fonte molto utile.
Semplicemente formulando la stessa domanda a segmenti di persone selezionate tramite le dimensioni di genere, età, stato, puoi per esempio capire come rispondono le donne di una certa età e di un certo luogo rispetto agli uomini della stessa età e dello stesso luogo geografico. Bello vero? Anche perché poi grazie alle informazioni che ottieni puoi dare libero sfogo alla creatività disegnando infografiche o altri tipi di link bait.

Uno strumento che può tornare molto utile per creare indagini svariate, sondaggi (anche su Facebook) o questionari per i dipendenti è SurveyMonkey.
Cosa ci puoi fare di tanto interessante? Puoi correlare una risposta a un’altra, per esempio arrivando a fare affermazioni del tipo “il 55% degli uomini che ritengono la classe politica corrotta pensano anche che il tradimento dell’uomo sia meno grave rispetto a quello della donna” oppure anche “le donne tra i 50 e i 60 anni sono 10 volte più propense ad affermare che la Chiesa rappresenta la salvezza eterna rispetto alle ragazze tra i 18 e i 28 anni” (chiaramente queste affermazioni sono frutto della mia immaginazione).

surveymonkey home page

Pensa di creare un sondaggio composto da 10 domande e fare un post per ogni domanda, con tanto di risposte per genere e per gruppo di età, oltre al numero totale di risposte.

Se poi hai anche voglia di creare un’infografica per ogni post avrai 10 link bait molto interessanti che possono a loro volta creare ulteriori approfondimenti, nel caso le domande siano azzeccate e coinvolgano particolarmente il tuo pubblico.
Un metodo davvero interessante sicuramente da sfruttare in maniera più attiva, che ne dici?

Chiunque voglia condividere il proprio sondaggio è ben accetto…


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I dati di ricerca sulle parole chiave spariscono da Google Analytics

Parole chiave cancellate dalle analytics di googleDa lunedì 23 Settembre 2013 Google ha deciso di non rendere più visibili i dati di ricerca sulle parole chiave in Google Analytics.

Lutto nazionale per i SEO e soprattutto per gli smanettoni amanti del posizionamento fai da te.
Un bel protocollo SLL per criptare i dati e via, keywords 100% not provided.
Sicuramente una strategia per favorire gli annunci AdWords, non coinvolti nel buco nero, che continueranno a fornire i dati sulle parole chiave come facevano fino a oggi.

Siamo al primo passo verso un servizio di Analytics a pagamento?

Possibile, quello che sappiamo finora è che fare SEO diventa sempre più un lavoro per professionisti di web marketing, capaci di gestire strumenti di misurazione evoluti e di creare campagne su misura per migliorare le conversioni dei propri clienti.

Nessuna paura dunque?

L’unica preoccupazione forse riguarda gli eccessivi privilegi che Google potrebbe accordare alla ricerca sponsorizzata, a discapito di quella organica. Il mostro del business che allunga la sua ombra sulle vere esigenze degli utenti.

Voi che dite? Mani tra i capelli o novità costruttiva?

Fonti: 

http://searchengineland.com/post-prism-google-secure-searches-172487e

http://searchenginewatch.com/article/2296351/Goodbye-Keyword-Data-Google-Moves-Entirely-to-Secure-Search

 

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