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La SEO semantica e l’Orrore generalizzato

Seo Semantica Orrore

Ecco che ci risiamo. La SEO semantica torna a far discutere.

Due anni dopo il pasticciaccio brutto della SEO semantica rieccomi ad assistere a schermaglie generate da questo accostamento abominevole di termini (SEO+Semantica).Leggi tutto…

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SEO copywriting: ma come scrivi?!

Gabbiano che urla: "Come scrivi?", riferito al keyword stuffing spesso usato in seo copywriting.

I contenuti e la SEO, si salvi chi può.
Quante volte hai letto testi scritti solo per posizionarsi su Google e infarciti di parole chiave? Roba da chiodi, della serie:

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Quale SEO copywriter non ha provato questa ebrezza in passato? Sì, io pure.
Quando ho iniziato a studiare la SEO nel 2010 la percentuale ideale di keyword density è una delle prime cose che mi ricordo, insieme alla prossimità e rilevanza di una parola chiave.

Ma oggi mi sono chiesto: “Da dove nasce questa orripilante mortificazione della lingua italiana, che ha contribuito a trasformare l’espressione contenuti SEO in un ossimoro?”.
Per capirlo dobbiamo tornare alla nascita della cosiddetta SEO Copywriting.

SEO copywriting: cronaca di una morte annunciata

Siamo a ridosso della nascita dei primi motori di ricerca: 1995 per Altavista, 1996 per HotBot, i principali all’epoca.
E Google? Google, operativo dal 1999, ha provato a schivare la piaga della keyword density con la rivoluzionaria attribuzione di una misura di autorevolezza ai siti inclusi nel proprio database, così da restituire per ogni query una graduatoria basata non solo sul fatto che le parole chiave cercate erano in posizione di prominenza (nei link o nei titoli della pagina), ma anche sull’autorevolezza dei siti nei quali comparivano.
Tutto inutile, perché in quegli anni effettivamente la keyword density era un fattore che funzionava abbastanza per il posizionamento sui motori di ricerca, e questa consapevolezza da parte della nascente comunità SEO causò l'”evocazione” di una serie di regole preconfezionate, tuttora appiccicate al nostro retaggio culturale, del tipo:

  • Assicurati di usare le parole chiave un numero “X” di volte all’interno del contenuto di una pagina per una “densità di parole chiave” che non superi il 5%;
  • usa esattamente la parola chiave che vuoi posizionare, non una virgola in più;
  • Usa le parole chiave in ogni tag head che hai a disposizione;
  • i testi delle tue pagine devono essere lunghi almeno 400 parole, o i motori di ricerca non sapranno di cosa parlano i tuoi contenuti;
  • inserisci le parole chiave all’interno delle prime frasi di una pagina, così i bot dei motori di ricerca le vedranno subito e potranno anche farsi un pisolino;
  • devi creare una pagina di contenuto per ogni diversa parola chiave che vuoi posizionare (in tanti abbiamo creato pure una pagina per ogni singola variante della stessa parola chiave… Ad esempio una pagina per “Costruzione siti web”, un’altra per “Progettazione siti web”, e così via.)

Insomma, queste erano le regole per diventare favolosamente ricchi, posizionandosi primi nei risultati di ricerca.


Ad oggi le cose stanno cambiando, anche sen non per tutti…
In merito vi segnalo questa meravigliosa e illuminante discussione sulla keyword density tra un “Guru de noartri” e Giorgio Taverniti. Vedrete come viene finalmente smascherata l’ingannevole campagna divulgatoria portata avanti dal Giorgione Nazionale contro la keyword density;-)


Tornando a noi, siamo stati plagiati dall’idea che fare SEO non avesse nulla a che vedere con le persone, ma fosse solo un problema di imbonirsi il motore ricerca. E giù allora di keyword stuffing e contenuti duplicati su profili fasulli. Una pacchia destinata a morire.
In tanti poi hanno confuso la keyword density con la term weight analysis, alla base della quale troviamo la formula TF-IDF, Term Frequency-Inverse Document Frequency, mutuata dall’information retrieval, riguardante la moltiplicazione di due variabili per ottenere l’importanza di un termine all’interno di un documento in relazione a un insieme di altri documenti similari.
Peccato che Google fosse già agli albori più avanti di questo concetto, considerato che nel 2005 introdusse il metodo LSI di classificazione dei documenti, ovvero “Latent Semantic Indexing” (indicizzazione semantica latente), tanto per far passare l’idea che poteva comprendere le relazioni tra le parole. Con l’analisi semantica latente Google poteva analizzare la pertinenza di un certo contenuto in funzione della query di ricerca, anche se questa non era effettivamente presente. Ma sono passati dieci anni ormai e anche LSI si è evoluto talmente tanto da diventare un concetto obsoleto… o no?


Sull’acceso dibattito scatenatosi tra professionisti SEO in merito all’accostamento di SEO e Semantica puoi leggere qui.


Ma mentre l’elaborazione del linguaggio naturale ha continuato a evolversi e migliorare anche con l’arrivo di Hummingbird, gli atteggiamenti nei confronti del copywriting per il web sono rimasti al palo.
Ok, è vero che oggi diciamo sempre che bisogna “scrivere per le persone e non per i motori di ricerca”, ma tanti SEO parlano ancora di densità delle parole chiave e percentuali correlate.

La distorsione del termine “SEO Copywriting”

Purtroppo la SEO copywriting è stata vista solo per le sue caratteristiche sbagliate.

Perché diciamolo, il posizionamento sui motori di ricerca interessa ancora a tutti.

La dipendenza da graduatoria di Google è potente in tutti noi, ma può essere assecondata perseguendo obiettivi qualitativi, che possono durare nel tempo.
Prima di iniziare un progetto web non mi devo chiedere quante volte ho inserito la parola in un testo, ma per esempio cosa posso fare per distinguermi come mucca viola, come posso aumentare le conversioni, come posso suscitare emozioni e accompagnare il lettore verso un’esperienza di navigazione entusiasmante.

Non preferiresti avere un marchio riconoscibile e apprezzato, piuttosto che un elenco di parole chiave e una valanga di testi illeggibili?

Se ti concentri sugli alberi, perderai la foresta

La “SEO copywriting” è stata ridotta a una manciata di principi di base che ogni scrittore intelligente può imparare (e imparare a odiare) in meno di un’ora. Cerchiamo allora di abbandonare le “buone pratiche”, altrimenti dette “principi fuorvianti”.

Se stai cercando di orientarti alla scrittura per il web, intimorito dalle formule matematiche e dai milioni di tool presenti sul mercato, fermati e rifletti: divertiti a creare un’idea nuova. Da dove possiamo ripartire allora? Io provo a scrivere un decalogo di nuove linee guida per fare SEO copywriting… poi finisci tu nei commenti, ok? Iniziamo:

  1. Usa contenuti testuali sulle pagine del tuo sito in funzione del messaggio che vuoi veicolare. Google è pur sempre una macchina, non un indovino.
  2. NON scrivere contenuti riempitivi per raggiungere un numero di parole prestabilito, solo perché hai sentito dire che “Google ama i contenuti lunghi”. Pensa a come far uscire davvero il valore che vuoi apportare alla tua comunità di persone reali.
  3. NON creare contenuti in massa per raggiungere la prima posizione su Google per una parola chiave specifica. Piuttosto crea contenuti per raggiungere i tuoi utenti. C’è una differenza enorme.
  4. NON scrivere una sola riga di contenuto che non sia effettivamente utile per le persone che visitano il tuo sito – incluso il testo nascosto nel footer.
  5. Crea una mappa di parole chiave per tematizzare le tue pagine web e inseriscile quando è naturale farlo – ma ricorda di trattare i testi come topic da approfondire, non come somma di parole da analizzare.
  6. Trova un equilibrio tra originalità e chiarezza. Va bene usare la fantasia, ma la gente preferisce ancora la semplicità di esposizione.
  7. Usa sinonimi e varianti semantiche, non insistere sulla stessa parola nel tentativo di raggiungere la densità ideale di chiavi.
  8. Scrivi come se la decisione di acquisto di qualcuno dipendesse dalle tue parole, quindi fai in modo di sembrare un essere umano e non un traduttore istantaneo malfunzionante – perché è questo che accade quando perdi di vista l’utente finale.
  9. Affina la tua capacità di scrivere titoli memorabili, piuttosto che la tua abilità nell’incastrare keyword ovunque.
  10. Lavora su come trasmettere ai clienti il valore economico delle tue azioni creative e di content marketing. Amplia gli orizzonti: non esiste solo il SEO per avere successo su internet.

Mi sono dimenticato qualcosa? Aggiungilo tu nei commenti…

PS. ho usato 9 volte la parola “keyword density”, con questa 10. Sarò mica caduto nel keyword stuffing? 😉


Articolo liberamente reinterpretato da: http://businesscasualcopywriting.com/seo-copywriting/

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Quer pasticciaccio brutto della SEO Semantica: dai tacchini al significato delle parole

seo semantica pasticciaccio

Da quando Google ha annunciato il nuovo algoritmo Hummingbird ad Ottobre 2013 si è cominciato a (ri)parlare in maniera massiva di Semantica associata alla SEO.
La discussione nel mondo degli studiosi SEO si è infiammata con dibattiti molto accesi, che ho deciso di riassumere in questo post per mio interesse personale e per tutti i Seofiti amanti della materia, che come me vogliono imparare dai migliori.Leggi tutto…

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Bologna Web Project 2014: la mia giornata

Attestato per il Bologna Web Project

Mercoledì 9 Aprile, come quasi duecento persone, posso dire con orgoglio di avere partecipato al Bologna Web Project, evento gratuito organizzato da Gt Idea, rappresentata dall’ormai “mitico” Giorgio Tave.
Avevo immaginato che, trattandosi di un evento non a pagamento, ci sarebbe stato da “sgomitare” per ottenere una buona posizione di ascolto, ma non pensavo a un’affluenza così numerosa. Anche lo staff organizzativo credo abbia alzato le braccia davanti a cotanta partecipazione, preferendo accogliere tutti, a costo di piazzarli a sedere per terra, “Piazza Verdi style”.
Tutte donne le oratrici, sarà dovuto a questo il boom di partecipanti? (Giorgio dixit).
Il risultato è stato che durante i primi due interventi mi sono trovato a fissare la colonna che copriva lo schermo di proiezione, poi ho deciso di rimanere in piedi, spostandomi strategicamente sul lato esterno della saletta.
Tralasciando i miei personali imbarazzi alla ricerca di una visuale accettabile la mattina è iniziata, dopo una breve presentazione del progetto, con l’intervento di Deborah Del Cortona, alle ore 10.51.Leggi tutto…

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Google Hummingbird 2013: la rivoluzione del Colibrì

Google-hummingbird
È già operativo da oltre un mese, il nuovo algoritmo di ricerca che Google ha chiamato “Hummingbird”, Colibrì. La rivoluzione è iniziata in punta di piedi ma è dai tempi di Caffeine (2011) che il motore dei motori non effettuava una rivoluzione di questa portata: l’algoritmo si avvicina all’utente ed è in grado di comprendere e rispondere a query di ricerca complesse, mentre non avrebbe come obiettivo l’indicizzazione delle pagine.
Dopo pinguini e panda, è il tempo dei colibrì, perché l’esigenza era di avere un algoritmo “preciso e veloce” – spiega Amit Singhal, ingegnere informatico e vice presidente di Google Inc. – ma, a differenza dei suoi illustri predecessori, Hummingbird non è un aggiornamento: qui siamo di fronte a un algoritmo completamente nuovo, che risponde alle esigenze del nuovo utente sulla rete.
Penguin e Panda, sono stati dei “tagliandi” al motore di Google. Hummingbird è un motore diverso, che tuttavia utilizza ancora alcune componenti del vecchio, inclusi gli oltre 200 fattori che determinano il posizionamento. Ma parliamoci chiaro: se influenza il 90% delle query di Google, Hummingbird è Google.

In viaggio verso la ricerca semantica

Nell’era del Colibrì, la ricerca viene elaborata su modelli conversazionali.
L’obiettivo è riuscire a comprendere il significato di query complesse.

Un algoritmo che per la prima volta penetra i misteri della semantica?

Certamente parliamo di un balzo in avanti verso il linguaggio naturale, dove ogni parola ha un peso specifico maggiore nell’ambito del senso generale della frase; passo obbligato per seguire i progressi della ricerca vocale e una rivoluzione nell’ambito dell’interazione uomo-macchina.
Sono tre gli elementi che Hummingbird utilizza per analizzare la query e individuarne il significato:

  • la posizione dell’utente;
  • la sua identità;
  • la cronologia delle richieste precedenti.

Se la query fosse: “Dove trovo il cinema più vicino?”, il risultato della SERP potrebbe includere la geolocalizzazione per individuare la posizione, l’analisi dell’identità e una selezione di risultati che escluda i film non adatti ai minori, se l’utente ha meno di 18 anni.
Se poi la query successiva fosse “Come ci arrivo?”, Hummingbird la metterebbe subito in relazione con la precedente fornendo il percorso per arrivare al cinema anche se del luogo non si fa menzione. È il terzo l’elemento “conversazionale” che consente a Hummingbird di mettere in una relazione di significato le due query, su base cronologica.

Che succede al Page Rank e alla SEO?

Il Page Rank non scompare, ma resta un piccolo meccanismo in un enorme ingranaggio che considera molti altri elementi. E la SEO? Niente paura, ci rassicurano, le regole fondamentali restano invariate: contenuti di qualità e originali. Il Colibrì è tra noi, in incognito, da oltre un mese, non dimentichiamolo: dunque è cruciale analizzare con attenzione i risultati delle statistiche dell’ultimo mese per sapere se c’è qualcosa di cui preoccuparsi.
Bisogna ammettere che alcuni test lasciano ancora più di qualche dubbio circa le capacità dei meccanismi interni del nuovo cervello di Google. Ma intanto Google ha già annunciato una prossima evoluzione verso il concetto di assistente personale. A quel punto, a seguito di una precedente richiesta del tipo “Pioverà domani?”, ci sentiremo ricordare, il giorno successivo, di “Non dimenticare l’ombrello!”, ma per questo dovremo aspettare…

Aggiornamento 09/2014: SEO semantica: quer pasticciaccio brutto

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Quali fattori influenzano il posizionamento SEO nel 2013?

L’agenzia tedesca Searchmetrics ha fornito una ricerca completa dei principali fattori che hanno un alto coefficiente di correlazione con i migliori risultati di ricerca organici.

Noi di e-max l’abbiamo tradotta e interpretata integralmente in italiano confrontandola con i dati di Moz (e-book disponibile qui), ma per chi non volesse leggerla tutta ecco di seguito gli estratti salienti.

Panoramica dei risultati

  1. Dalla ricerca di Searchmetrics si evince che i requisiti basilari per un buon posizionamento rimangono i fattori di ottimizzazione on-page (codice ottimizzato & contenuti di qualità ottimizzati). 
  2. Inoltre è fondamentale avere un profilo naturale di link, dove la differenziazione e la qualità dei backlinks guadagna importanza a discapito della quantità.
  3. Infine i segnali sociali stanno diventando un fattore sempre più determinante per un buon posizionamento su Google.

Di seguito possiamo osservare la panoramica dei coefficienti di correlazione in funzione del posizionamento e la loro evoluzione dal 2012.

Fattori di posizionamento SEO

I giorni della “hard keyword optimization” dei link sembrano essere finiti.
Le parole chiave stanno perdendo importanza – non solo per quanto riguarda tecniche o fattori on-page, come nomi a dominio o URL, ma anche per quanto riguarda i backlink sotto forma di link testuali.
Questo non significa che le parole chiave e i requisiti di ottimizzazione ad esse correlati siano diventati obsoleti.
Rimangono uno dei principi di base per posizionare le pagine web su Google, cambia la tipologia di impiego, più user centric, meno iper-ottimizzata. Quindi andranno usate meno le parole chiave nel dominio o nell’URL, a vantaggio del titolo e della descrizione.
Google comunque rimane una macchina, almeno finché non riuscirà a migrare completamente il suo algoritmo verso la ricerca semantica, da non confondere con la SEO semantica.
Ecco perché in un sito web rimane ancora importante scrivere descrizioni di pagina originali, così come diversi tag H1, H2, H3.

Google favorisce la qualità, la sostanza, la pertinenza del rispettivo risultato di ricerca e in questa direzione i segnali sociali funzionano come garanti di contenuti di qualità.

Se poi pensiamo che Google si è messo direttamente in gioco con il suo social network personale, non possiamo permetterci di trascurane l’importanza crescente a livello di posizionamento.

 

  • Correlazioni SEO 2013

    Scopri quali sono i fattori di posizionamento SEO del 2013 individuati nella ricerca approfondita di Searchmetrics e nelle anticipazioni di Moz.

    Scarica la tua copia gratuita

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SEO e ricerca semantica

SEO SemanticaDefinizioni di ricerca semantica

Ultimamente si sente parlare spesso di SEO semantica, intesa come un nuovo modo di organizzare la propria strategia SEO. Ma da dove nasce questo concetto?

L’idea della SEO semantica ha preso piede con l’affermarsi del concetto di ricerca semantica. Vediamo una serie di definizioni fornite da esperti del settore:

Mashable:
La Ricerca Semantica cerca di migliorare la precisione della ricerca cercando di capire gli intenti del navigatore e il significato contestuale di come appaiono i termini nello spazio di ricerca, che sia sul Web o all’interno di un sistema chiuso, per generare risultati più pertinenti.

Matthew Brown di Moz:
La Ricerca Semantica è una ricerca, una domanda o un’azione che produce risultati significativi anche quando le istanze trovate non contengono nessuno dei termini di ricerca, o la ricerca non comprende il testo della query.

Barbara Starr di Search Engine Land:
La Ricerca Semantica, come la usiamo nel linguaggio corrente, è essenzialmente l’idea di usare o sfruttare i metadati per migliorare la ricerca sui documenti.

Amanda Disilvestro di Higher Visibility:
La Ricerca Semantica usa sinonimi e parole correlate per offrire i risultati migliori. È possibile digitare la parola “auto” in Google, ma se c’è un risultato maggiormente significativo che usa la parola “automobile” Google lo seleziona tra i risultati della ricerca. E non è un discorso limitato solo ai sinonimi, piuttosto è relativo all’uso di parole correlate tra loro. Ecco perché digitando il termine di ricerca “auto”, è molto probabile che appaia un termine come “garage”, a esso correlato.

Quindi, dal momento che la SEO esiste in funzione della ricerca, la SEO semantica esiste in funzione della ricerca semantica. E anche se non si tratta di un termine nuovo, solo ora inizia a prendere piede tra le piccole imprese come un modo nuovo e innovativo di approcciare questo settore.

Come la SEO Semantica lavora per la Ricerca Semantica

Fare SEO semantica significa dare al proprio sito web un tema portante e dei sottotemi che comprendano termini in correlazione tra loro. Nell’esempio precedente, il termine “macchina” si può collegare con modificatori come “affitto” o “assicurazione”. Il webmaster ha l’obiettivo di creare un tema semantico in ognuna delle pagine del sito web aziendale sul quale lavora. Come? Bastano pochi semplici passi:

  • Per prima cosa è fondamentale stabilire l’obiettivo del sito web aziendale e di ogni singola pagina (es. nel sito di un rivenditore di automobili posso creare un’area informativa dove parlo di assicurazioni, assistenza, manutenzioni, ecc.).
  • Compresi gli obiettivi bisogna svolgere una ricerca approfondita delle parole chiave semanticamente correlate che abbiano anche una valenza commerciale e di traffico.
  • Individuate le migliori parole chiave, andranno inserite nella struttura della pagina, dal contenuto testuale ai meta tag, ai tag h1/h2, ecc.
  • Il giusto mix di parole chiave specifiche unite a quelle long tail concorreranno a rafforzare il tema della pagina web e di conseguenza l’autorità del sito in quel settore di mercato.

Ottimizzare le proprie pagine web in funzione degli utenti diventa sempre più importante, anche se è sempre necessario ricordarsi un’ottimizzazione a livello strutturale.

Tu cosa ne pensi? Sapevi della ricerca semantica e della SEO semantica? Se sì, fai qualcosa per posizionare al meglio le tue pagine web su Google?

Nel caso tu ci stia pensando, con i servizi della nostra web agency aumenti le tue relazioni sul web.

Per leggere l’articolo originale, puoi cliccare qui.

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