Tag Archives for " Content Marketing "

Il blog è utile a un sito e-commerce?

Blog e ecommerce: serve?

Negli ultimi anni son sempre più gli e-commerce che hanno un blog informativo.

L’idea è quella di aumentare la visibilità su Google tramite la produzione di articoli informativi, dai quali si linka alle schede prodotto dell’e-commerce.

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Content Marketing e Copywriting: l’accoppiata vincente

Content Marketing & Copywriting: la coppia perfetta

Content Marketing significa creare e condividere contenuti di valore gratuiti per attrarre e convertire prospetti in clienti, e i clienti in acquirenti abituali.

Il tipo di contenuto che condividi è strettamente correlato a ciò che vendi. In altre parole, stai educando le persone a conoscerti, apprezzarti e riporre fiducia in te, quel tanto che basta per fare affari con la tua azienda.Leggi tutto…

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Content Marketing: a cosa mi serve?

Content marketing: vantaggi

Di cosa parliamo quando usiamo il termine “content marketing”?

Siamo sicuri che i clienti capiscano bene i vantaggi che implica una strategia di content marketing e basti affermare baldanzosi “content is the king?”.

In questo post inizio dalle basi, cercando di analizzare le declinazioni di questo termine e l’ampiezza semantica che nasconde.

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Copywriting: aumenta le conversioni delle tue landing page

Le parole sono gli elementi più importanti da considerare quando crei una landing page, infatti sono la prima cosa che i tuoi utenti leggono e fungono da spinta finale nel loro percorso di conversione.

Ok, ho esagerato, ma hai capito quanto conta ragionare sul testo dei titoli e delle CTA?

Ottimo! Allora vediamo come scrivere al meglio gli altri elementi della tua landing page.

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SEO copywriting: ma come scrivi?!

Gabbiano che urla: "Come scrivi?", riferito al keyword stuffing spesso usato in seo copywriting.

I contenuti e la SEO, si salvi chi può.
Quante volte hai letto testi scritti solo per posizionarsi su Google e infarciti di parole chiave? Roba da chiodi, della serie:

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Quale SEO copywriter non ha provato questa ebrezza in passato? Sì, io pure.
Quando ho iniziato a studiare la SEO nel 2010 la percentuale ideale di keyword density è una delle prime cose che mi ricordo, insieme alla prossimità e rilevanza di una parola chiave.

Ma oggi mi sono chiesto: “Da dove nasce questa orripilante mortificazione della lingua italiana, che ha contribuito a trasformare l’espressione contenuti SEO in un ossimoro?”.
Per capirlo dobbiamo tornare alla nascita della cosiddetta SEO Copywriting.

SEO copywriting: cronaca di una morte annunciata

Siamo a ridosso della nascita dei primi motori di ricerca: 1995 per Altavista, 1996 per HotBot, i principali all’epoca.
E Google? Google, operativo dal 1999, ha provato a schivare la piaga della keyword density con la rivoluzionaria attribuzione di una misura di autorevolezza ai siti inclusi nel proprio database, così da restituire per ogni query una graduatoria basata non solo sul fatto che le parole chiave cercate erano in posizione di prominenza (nei link o nei titoli della pagina), ma anche sull’autorevolezza dei siti nei quali comparivano.
Tutto inutile, perché in quegli anni effettivamente la keyword density era un fattore che funzionava abbastanza per il posizionamento sui motori di ricerca, e questa consapevolezza da parte della nascente comunità SEO causò l'”evocazione” di una serie di regole preconfezionate, tuttora appiccicate al nostro retaggio culturale, del tipo:

  • Assicurati di usare le parole chiave un numero “X” di volte all’interno del contenuto di una pagina per una “densità di parole chiave” che non superi il 5%;
  • usa esattamente la parola chiave che vuoi posizionare, non una virgola in più;
  • Usa le parole chiave in ogni tag head che hai a disposizione;
  • i testi delle tue pagine devono essere lunghi almeno 400 parole, o i motori di ricerca non sapranno di cosa parlano i tuoi contenuti;
  • inserisci le parole chiave all’interno delle prime frasi di una pagina, così i bot dei motori di ricerca le vedranno subito e potranno anche farsi un pisolino;
  • devi creare una pagina di contenuto per ogni diversa parola chiave che vuoi posizionare (in tanti abbiamo creato pure una pagina per ogni singola variante della stessa parola chiave… Ad esempio una pagina per “Costruzione siti web”, un’altra per “Progettazione siti web”, e così via.)

Insomma, queste erano le regole per diventare favolosamente ricchi, posizionandosi primi nei risultati di ricerca.


Ad oggi le cose stanno cambiando, anche sen non per tutti…
In merito vi segnalo questa meravigliosa e illuminante discussione sulla keyword density tra un “Guru de noartri” e Giorgio Taverniti. Vedrete come viene finalmente smascherata l’ingannevole campagna divulgatoria portata avanti dal Giorgione Nazionale contro la keyword density;-)


Tornando a noi, siamo stati plagiati dall’idea che fare SEO non avesse nulla a che vedere con le persone, ma fosse solo un problema di imbonirsi il motore ricerca. E giù allora di keyword stuffing e contenuti duplicati su profili fasulli. Una pacchia destinata a morire.
In tanti poi hanno confuso la keyword density con la term weight analysis, alla base della quale troviamo la formula TF-IDF, Term Frequency-Inverse Document Frequency, mutuata dall’information retrieval, riguardante la moltiplicazione di due variabili per ottenere l’importanza di un termine all’interno di un documento in relazione a un insieme di altri documenti similari.
Peccato che Google fosse già agli albori più avanti di questo concetto, considerato che nel 2005 introdusse il metodo LSI di classificazione dei documenti, ovvero “Latent Semantic Indexing” (indicizzazione semantica latente), tanto per far passare l’idea che poteva comprendere le relazioni tra le parole. Con l’analisi semantica latente Google poteva analizzare la pertinenza di un certo contenuto in funzione della query di ricerca, anche se questa non era effettivamente presente. Ma sono passati dieci anni ormai e anche LSI si è evoluto talmente tanto da diventare un concetto obsoleto… o no?


Sull’acceso dibattito scatenatosi tra professionisti SEO in merito all’accostamento di SEO e Semantica puoi leggere qui.


Ma mentre l’elaborazione del linguaggio naturale ha continuato a evolversi e migliorare anche con l’arrivo di Hummingbird, gli atteggiamenti nei confronti del copywriting per il web sono rimasti al palo.
Ok, è vero che oggi diciamo sempre che bisogna “scrivere per le persone e non per i motori di ricerca”, ma tanti SEO parlano ancora di densità delle parole chiave e percentuali correlate.

La distorsione del termine “SEO Copywriting”

Purtroppo la SEO copywriting è stata vista solo per le sue caratteristiche sbagliate.

Perché diciamolo, il posizionamento sui motori di ricerca interessa ancora a tutti.

La dipendenza da graduatoria di Google è potente in tutti noi, ma può essere assecondata perseguendo obiettivi qualitativi, che possono durare nel tempo.
Prima di iniziare un progetto web non mi devo chiedere quante volte ho inserito la parola in un testo, ma per esempio cosa posso fare per distinguermi come mucca viola, come posso aumentare le conversioni, come posso suscitare emozioni e accompagnare il lettore verso un’esperienza di navigazione entusiasmante.

Non preferiresti avere un marchio riconoscibile e apprezzato, piuttosto che un elenco di parole chiave e una valanga di testi illeggibili?

Se ti concentri sugli alberi, perderai la foresta

La “SEO copywriting” è stata ridotta a una manciata di principi di base che ogni scrittore intelligente può imparare (e imparare a odiare) in meno di un’ora. Cerchiamo allora di abbandonare le “buone pratiche”, altrimenti dette “principi fuorvianti”.

Se stai cercando di orientarti alla scrittura per il web, intimorito dalle formule matematiche e dai milioni di tool presenti sul mercato, fermati e rifletti: divertiti a creare un’idea nuova. Da dove possiamo ripartire allora? Io provo a scrivere un decalogo di nuove linee guida per fare SEO copywriting… poi finisci tu nei commenti, ok? Iniziamo:

  1. Usa contenuti testuali sulle pagine del tuo sito in funzione del messaggio che vuoi veicolare. Google è pur sempre una macchina, non un indovino.
  2. NON scrivere contenuti riempitivi per raggiungere un numero di parole prestabilito, solo perché hai sentito dire che “Google ama i contenuti lunghi”. Pensa a come far uscire davvero il valore che vuoi apportare alla tua comunità di persone reali.
  3. NON creare contenuti in massa per raggiungere la prima posizione su Google per una parola chiave specifica. Piuttosto crea contenuti per raggiungere i tuoi utenti. C’è una differenza enorme.
  4. NON scrivere una sola riga di contenuto che non sia effettivamente utile per le persone che visitano il tuo sito – incluso il testo nascosto nel footer.
  5. Crea una mappa di parole chiave per tematizzare le tue pagine web e inseriscile quando è naturale farlo – ma ricorda di trattare i testi come topic da approfondire, non come somma di parole da analizzare.
  6. Trova un equilibrio tra originalità e chiarezza. Va bene usare la fantasia, ma la gente preferisce ancora la semplicità di esposizione.
  7. Usa sinonimi e varianti semantiche, non insistere sulla stessa parola nel tentativo di raggiungere la densità ideale di chiavi.
  8. Scrivi come se la decisione di acquisto di qualcuno dipendesse dalle tue parole, quindi fai in modo di sembrare un essere umano e non un traduttore istantaneo malfunzionante – perché è questo che accade quando perdi di vista l’utente finale.
  9. Affina la tua capacità di scrivere titoli memorabili, piuttosto che la tua abilità nell’incastrare keyword ovunque.
  10. Lavora su come trasmettere ai clienti il valore economico delle tue azioni creative e di content marketing. Amplia gli orizzonti: non esiste solo il SEO per avere successo su internet.

Mi sono dimenticato qualcosa? Aggiungilo tu nei commenti…

PS. ho usato 9 volte la parola “keyword density”, con questa 10. Sarò mica caduto nel keyword stuffing? 😉


Articolo liberamente reinterpretato da: http://businesscasualcopywriting.com/seo-copywriting/

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